Intimidazioni ai giornalisti: un fondo dell’Ordine della Sardegna per consulenze legali. Confronto con i parlamentari sulla legge con le querele-bavaglio

Oltre 110 giornalisti sardi hanno dichiarato di aver ricevuto minacce e intimidazioni nel corso della propria carriera. Si tratta per lo più di pubblicisti (l’80%), precari, tra i 35 e 55 anni, che lavorano in tutti i settori: dalla cronaca alla politica alla cultura, allo sport. E’ quanto emerso stamane nel corso dell’iniziativa ‘I Ranucci invisibili: l’informazione sarda e le intimidazioni’, organizzata a Cagliari dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna, all’indomani dell’attentato al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. “Proprio in quei giorni – ha raccontato il presidente dell’Odg Giuseppe Meloni, aprendo i lavori – un collega, incontrato per caso e che ha chiesto di restare anonimo, mi ha raccontato la sua esperienza di corrispondente, le intimidazioni e le minacce subite da amministratori locali e altri soggetti. Un Ranucci invisibile, appunto, uno di quelli di cui poco si sa perché non denunciano. Pensando a queste situazioni – ha spiegato il presidente – abbiamo inviato a tutti gli iscritti un questionario anonimo. In 219 hanno risposto, oltre la metà ha dichiarato di aver subito intimidazioni, minacce o pressioni legate al proprio lavoro”. Da quanto emerge dall’analisi delle risposte al questionario, illustrato dalla consigliera dell’Odg Rachele Falchi, le intimidazioni avvengono sotto forma di querela temeraria o minaccia di causa (il 15,7%), attraverso social network e sistemi di messaggistica (il 28,7%), con insulti e minacce dirette (il 37,4%). In alcuni casi sono fisiche (il 3,5%), con danneggiamenti, pedinamenti, aggressioni.

Pressioni e intimidazioni arrivano, per il 33,3% dei casi, da esponenti politici e amministratori pubblici, da lettori ‘arrabbiati’ (il 27,4%), ma anche da colleghi o superiori (quasi il 13%). Tra coloro che hanno dichiarato di aver subito minacce, oltre la metà (il 55%) non ha però denunciato né segnalato l’accaduto per paura di ritorsioni, sfiducia nei meccanismi di tutela, isolamento professionale, precarietà lavorativa.

“Per dare un segnale di sostegno a colleghi che non sono tutelati, ancor più di fronte al fenomeno delle querele temerarie (le Slapp, le cause bavaglio) — ha anticipato Meloni -, abbiamo deciso di inserire, nel prossimo bilancio dell’Ordine, un fondo sperimentale di 5mila euro per consulenze legali urgenti, destinato a chi dovesse subire minacce, pressioni o querele bavaglio”. Sulla stretta relazione tra assenza di contratto e mancanza di diritti per il giornalista si è soffermata la segretaria dell’associazione della stampa sarda, Simonetta Selloni: “Chi ha meno strumenti ha più difficoltà a difendersi dalle pressioni e dalle intimidazioni e la politica, da cui ci attendiamo maggior decisione contro le querele bavaglio, deve essere consapevole che una stampa meno libera rappresenta un vulnus per l’intera società, non solo per i giornalisti”.

Un appello ai tanti parlamentari presenti per un cambio di rotta sulla direttiva europea anti-slapp (“ancora da recepire compiutamente da parte del Governo italiano”) è arrivato dal giornalista de L’Unione Sarda, per anni cronista di giudiziaria, Andrea Manunza, mentre una testimonianza in prima persona è stata data da Sonia Meloni, giornalista ed editrice nuorese, “minacciata di morte anche recentemente, davanti a mio figlio”.

Nutrita la rappresentanza dei politici e parlamentari che ha accolto l’invito dell’Ordine dei giornalisti sardi e partecipato all’incontro: il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, i parlamentari Salvatore Deidda, Sabrina Licheri, Francesca Ghirra, Dario Giagoni, Ugo Cappellacci, Susanna Cherchi, Marco Meloni, Gianni Lampis e Silvio Lai, la presidente dell’Anci Daniela Falconi, la presidente della Commissione Cultura e informazione del Consiglio regionale Camilla Soru. Contributi al dibattito sono arrivati anche dal consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Francesco Birocchi, dal consigliere nazionale della FNSI Celestino Tabasso, dai giornalisti Daniela Pinna e Luigi Almiento. E’ emerso il comune impegno per il recepimento in Italia della Direttiva europea contro le querele bavaglio e per rinsaldare il confronto, anche dialettico, sulla libertà di informazione.

Consiglio dell’Ordine dei giornalisti

 

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